La notizia di oggi è che Richard Stallman, il celebre guru del software open-source, ha definito Steam (un motore software per far funzionare i videogiochi) su linux non etico.

Valve, la casa che produce Steam, ha infatti recentemente deciso di rendere i propri giochi disponibili anche su Linux, dopo aver definito Windows 8 “una catastrofe per tutti”.

Stallman, invece, fedele alla sua ideologia, ha storto il naso all’idea che una piattaforma commerciale, che utilizza i DRM per proteggere i propri giochi, funzioni sotto Linux, pur evidenziandone i vantaggi (legati a una maggior diffusione del sistema operativo).

Non approfondirò la notizia, rimandandovi ad un sito che ne parla:

Ciò che desidero condividere è invece la mia personale opinione.

Richard Stallman ha in parte ragione: il DRM protegge le opere intellettuali applicando restrizioni davvero pesanti che talvolta possono renderle inutilizzabili anche in casi perfettamente legali (scambio di PC, formattazione, perdita dei file delle licenze).

Sono inoltre dell’idea che il problema della pirateria digitale, sorto con la diffusione di tecnologie che permettono lo scambio di dati, non possa continuare ad essere risolto con le restrizioni (le quali diventerebbero troppo invasive per la privacy individuale), ma con nuove forme di distribuzione e godimento dei media digitali.

Detto ciò, sono contrario a quanto affermato da Stallman.

Quando andavo a scuola ero un utente linux: mi piaceva, lo usavo e avevo fatto del mondo open-source un mio cavallo di battaglia.

Software gratuito, liberamente modificabile, senza sorprese o segreti erano cose che mi allettavano parecchio.

Entrando nel mondo del lavoro, mi sono però reso conto che un mondo informatico basato unicamente sul modello open-source può esistere solamente nelle favole.

Premetto che non sono mai stato un liberista. L’odierno sistema economico si regge tuttavia sull’iniziativa imprenditoriale e su investimenti onerosi che tuttavia danno luogo alla nascita di prodotti innovativi e avanzati.

Il software open-source nasce dal lavoro di appassionati, il quale è sicuramente encomiabile, ma non ha la forza per reggersi unicamente sulle proprie gambe ed essere allo stesso tempo competitivo.

Cos’è oggi Linux? Un sistema operativo fantastico, ma (commercialmente) poco interessante. Mancano driver, programmi professionali, un sistema grafico decente e, soprattutto, giochi.

Laddove Linux ed il software open-source è diffuso, è solamente grazie al mondo aziendale, che ha deciso di credere in tale software e collaborare al suo sviluppo sapendo di avere minori possibilità di lucro.

Valve è una di quelle aziende: sicuramente non è una onlus e dietro alla sua mossa c’è un interesse commerciale, ma rappresenta per Linux un’importante possibilità di diffondersi anche nel settore consumer, attirando l’interesse dei giocatori.

Bisogna anche dire che giochi di qualità richiedono ingenti investimenti, perché derivano da ore ed ore di sviluppo, progettazione, analisi, disegno. E’ molto più semplice sviluppare una cosiddetta “app” per gestire aspetti della vita di tutti i giorni.

Per riassumere il mio punto di vista, non sono contrario al software open-source, ma solamente al fondamentalismo di alcuni suoi sostenitori. Gli investimenti privati (i quali, per ovvie ragioni di difesa del prodotto, non possono originare codice aperto) possono convivere ed integrare il software open-source, collaborando all’uscita di ottimo software gratuito per esigenze di base.

Lasciamo che le “guerre di religione” si affrontino in campi diversi dall’informatica!