Steve Wozniak, ingegnere, co-fondatore di Apple ed inventore dei primi computer da tavolo, dichiara che il Cloud Computing, la migrazione dei propri dati sui server di terzi per accedervi ovunque via internet, porterà orribili problemi nel corso dei prossimi anni.
Uno degli effetti, a suo dire, è la perdita della sensazione di possesso e controllo sui propri dati.

Pur essendo un cloud user per alcuni servizi, sono completamente d’accordo con lui e lo sarò fino a quando il cloud computing sarà impostato come lo è ora.

Cosa vuol dire avere i propri dati “tra le nuvole”? Indubbiamente è una gran comodità: non devo installare software sul mio PC e posso fare quasi a meno di personale tecnico, le applicazioni funzionano ovunque e non devo preoccuparmi del rischio di perdere i dati se mi si guasta il computer.

E’ possibile fruire dei dati nella cloud sul browser web del proprio PC, oppure tramite la miriade di apps disponibili per smartphone e tablet.

Insomma, sembra il lieto fine della tecnologia, l’inizio di un’era in cui l’informatica è finalmente e per davvero alla portata di tutti, con conseguente abbattimento della complessità.
In realtà non è proprio così: bisogna considerare alcuni aspetti molto importanti sulla fine che fanno i nostri dati.

In primis, dove sono i nostri dati? Intendo dire, nel senso geografico del termine…

Non lo sappiamo! Soprattutto quando usiamo servizi cloud come quelli di Google, Microsoft e Apple, i nostri dati si trovano dislocati e replicati su pochi server sparsi per il globo.

A volte non sappiamo nemmeno chi siano i volti che stanno dietro ai servizi cloud: le web-app a cui affidiamo i dati nascono come funghi, e spesso ci iscriviamo e le usiamo perché le riteniamo cool e ci piacciono a pelle.

Altro problema è il controllo sui dati e su chi ne ha accesso.

Finché li custodiamo su macchine e dischi di nostra proprietà, possiamo decidere se e a chi farli vedere: in linea di massima sono al sicuro.

Quando però li affidiamo a terzi, pure qualora le condizioni d’uso menzionassero le più rigide misure per la privacy e la sicurezza, non abbiamo la garanzia che queste siano rispettate (e dovremmo saperlo bene noi italiani che non sempre quanto scritto corrisponde al vero).

I nostri dati possono essere divulgati segretamente per ricerche di mercato e pubblicità mirate, di cui noi saremo fruitori e vittime passive di un cavallo di Troia 2.0.

Infine, chi può garantire la continuità del servizio nel tempo? Sebbene si possano prevenire problemi in tal senso con apposite leggi e misure, i dati non sono fisicamente in nostro possesso, quindi l’accesso ad essi potrebbe essere interrotto da un giorno all’altro, senza nemmeno darci la possibilità di riaverli in locale.

Vi ho fatto venir voglia di riavere il controllo sui dati locali? Ecco la mia visione di un cloud computing responsabile e sicuro:

Accesso ai dati via web sì, ma sui miei server

Oggi è possibile produrre server con consumi bassissimi (equiparabili a una lampadina a basso consumo), quindi avere un computer sempre acceso non sarebbe un grosso problema.

Semplificando quanto basta la gestione di un web server e l’installazione di web-app, è possibile avere accesso ai dati via internet tramite connessioni cifrate e sicure, al proprio server personale.

Inoltre, in caso di problemi con la connettività ad internet, sarà possibile continuare a fruire dei dati all’interno della propria rete.

Divulgare l’informatica a partire dai primi studi

Il cloud computing ha successo perché propone una risposta efficace a molti problemi tecnici: parole quali installazione di software, backup, guasti tecnici sono bandite, mentre è sufficiente un browser per dire di saper usare il computer.

Molte difficoltà di ordine tecnico sono date dall’ignoranza in campo informatico: dove lavoro ricevo spesso richieste di assistenza su problemi che non necessitano di competenze tecniche specifiche.

La scuola può fare molto insegnando seriamente l’informatica a partire dalle sue basi. Non occorre molto: una persona in possesso della certificazione ECDL se ha studiato con un minimo di disciplina è in grado di risolvere molti problemi.

Una volta che sono in grado di fare un backup dei miei dati su un disco esterno e so quali comportamenti adottare per la sicurezza del mio PC, ho ciò che mi serve per tenere i dati in locale.

Migliorare la sincronizzazione tra programmi e dispositivi

Creando tool per la replicazione dei dati tra programmi simili e dispositivi, ho più libertà di scelta e maggior mobilità. Inoltre, se i miei dati sono disponibili off-line, non sono legato alla disponibilità di una connessione ad internet.

Questa è la mia visione per un Cloud personale. Naturalmente sono solo idee e non è detto che siate d’accordo con me, spero possa nascere da questo post una discussione bella e costruttiva.