Recenti indiscrezioni e fuoriuscite di documenti interni di Google rivelano che il suo sistema operativo Android non è open-source, come invece l’azienda di Mountain View reclama. A lanciare l’allarme è Ben Edelman, professore presso la Harvard Business School nell’unità di Negoziazione, Organizzazioni e Mercati, che nel suo sito ha pubblicato il Mobile Application Distribution Agreement tra Google e HTC.

Google Headquarters

Infatti, anche se il sistema operativo “core” è open, i produttori di telefoni e tablet devono accettare condizioni molto restrittive imposte da Google se desiderano poter distribuire anche una sola delle app del bouquet di servizi del colosso di Internet.

In particolare i device-makers devono preinstallare tutte le app specificate da Google, impostarle come predefinite e rendere servizi cruciali quali la ricerca e il Play Store immediatamente accessibili.

Inoltre, risulta che Google abbia venduto le licenze di Android al di sotto del costo di produzione o addirittura gratis, per guadagnare rapidamente quote di mercato e intimorire la competizione: una pratica considerata disonesta, e in molti paesi illegale.

La cosa non è nuova: anche Microsoft a suo tempo si è trovata a dover affrontare una simile situazione, incappando nella maglie della legge Antitrust dell’Unione Europea, e si pensa che in un futuro non molto remoto toccherà anche a Google.

Tutto questo sicuramente non giova all’immagine già controversa dell’Azienda, che sta passando da “gigante buono” a “grande fratello” del web.

Come reagire a ciò? Il mercato siamo noi, che scegliamo cosa acquistare e cosa no. Non voglio dire di boicottare Google, in fondo i suoi prodotti e servizi sono oggettivamente di alta qualità. Semplicemente, consiglio di tenere gli occhi aperti, tenere in considerazione anche le alternative e, se ci interessa l’open-source, scegliere quei progetti che lo sono veramente!