euUna volta per sfuggire dal proprio passato bastava cambiare città o paese e ricominciare una nuova vita… Oppure, più semplicemente, aspettare che il tempo facesse dimenticare cosa era successo.

Ora però c’è il web, e le regole sono cambiate.

Cosa succede se, ad esempio, il proprio nome finisce su un giornale o un blog? Probabilmente ci rimarrà per molto, molto tempo, perché i contenuti di un sito non occupano spazio fisico e possono essere pescati in qualsiasi momento con una semplice query.

Nasce così la problematica di quello che viene definito “diritto all’oblio“, cioè il diritto a fare in modo che contenuti non più pertinenti o obsoleti non possano inficiare per sempre il futuro di una persona.

Ed è a tal proposito che la Corte di Giustizia Europea in Lussemburgo ha emesso un verdetto che sottolinea l’intenzione di coniugare la libertà di informazione con il diritto alla propria privacy.

E’ successo tutto in seguito alla vertenza di un residente spagnolo, Mario Costeja González, che ha denunciato il fatto che i risultati di Google Search menzionassero una sua casa che era stata confiscata e messa all’asta 15 anni prima.

Poiché tale fatto è stato risolto così tanto tempo fa, non dovrebbe più far parte del suo storico on-line, ha lamentato González.

L’UE ha accolto la sua richiesta. Citando le leggi a protezione della Privacy, la Corte ha stabilito che Google deve rimuovere i link relativi a quel caso, e dovrà in futuro fare lo stesso per altri cittadini europei che vorranno far valere il proprio diritto a “essere dimenticati”.

Naturalmente González è stato soddisfatto del verdetto.

“Come chiunque a cui viene data ragione, sono contento. Stavo combattendo per l’eliminazione di dati che contrastano l’onore e la dignità delle persone, ed espongono le loro vite private. Qualsiasi cosa che mina l’essere umano e che non è libertà di espressione”.

La replica del colosso di Mountain View non si è fatta attendere

“Questa è una regola deludente per motori di ricerca e publisher on-line in generale. Siamo sorpresi che differisca così radicalmente dalle opinioni generali della difesa e gli avvertimenti sulle conseguenze che ha portato alla luce. Abbiamo bisogno di prendere tempo e analizzare le implicazioni”.

Cosa non è ancora chiaro è se questi requisiti saranno rispettati anche fuori dall’Europa. Google non è tenuta a farlo per i cittadini non europei, ma l’azienda potrebbe semplicemente decidere di adeguarsi per avere una politica uniforme a livello globale.

Il chairman di Google, Eric Schmidt, ha affermato:

“Dalla prospettiva di Google si tratta di un bilancio [tra libertà di informazione e diritto alla privacy, ndr]. Riteniamo, avendo guardato alla decisione vincolante, che questo bilancio sia stato redatto in maniera sbagliata”.

Il mio personale parere è che questo provvedimento sia un buon punto di partenza per risolvere alcuni dei problemi più spinosi legati alla privacy. Auspico che l’Unione Europea continui a perseguire l’obiettivo di un’informazione on-line libera, ma allo stesso tempo rispettosa. E che si adoperi anche affinchè i profitti delle aziende che operano nel mercato on-line siano sottoposti a una tassazione equa nei paesi in cui sono effettivamente generati.

Naturalmente ognuno ha le proprie idee, che vi invito a condividere nei commenti per aprire una discussione costruttiva! 🙂