peso della burocraziaMax Weber sosteneva che la burocrazia fosse l’unica maniera possibile per gestire un’organizzazione razionale, e aveva ragione. Nella sua accezione positiva, infatti, burocrazia significa imporre regole e gerarchie che impediscano di cadere nell’anarchia.

Eppure, almeno da noi, quando si parla di burocrazia si pensa immediatamente a lunghe file, moduli impossibili da compilare e pratiche che sembrano del tutto inutili.

 

La tecnologia potrebbe rendere le cose più semplici?

Probabilmente sì, ma non come fino ad ora è stata utilizzata. Ad esempio, oggi diverse istituzioni hanno messo a disposizione siti Internet su cui svolgere le pratiche, ma questi sono spesso difficili da navigare, da capire, e non di rado presentano problemi tecnici.

Inoltre, i vari uffici operano spesso come compartimenti stagni, che producono inutilmente duplicazione delle informazioni e ridondanza, due fattori letali per la congruità dei dati secondo la teoria dell’informatica.

Quello che manca è un piano che uniformi e ammoderni sul territorio nazionale l’offerta di servizi interattivi. I benefici che ciò farebbe ricadere sui cittadini sono molteplici. Ad esempio, centralizzare le cartelle cliniche permetterebbe alle strutture mediche che accolgono il cittadino – ovunque esse si trovino – di essere informati in tempo reale sulle sue condizioni e sulle terapie di cui necessita. Verrebbe finalmente applicato il principio secondo cui lo Stato non può richiedere al cittadino informazioni di cui è già in possesso. Tradotto in termini pratici, significherebbe moduli più semplici da compilare e meno perdite di tempo. Infine, anche le procedure per il pagamento dei tributi sarebbero snellite e il cittadino potrebbe diventare autonomo, anziché doversi rivolgere ai patronati. Fenomeni quali evasione ed elusione fiscale potrebbero più facilmente essere contenuti e rilevati.

Altro tema importante è l’esercizio della democrazia. Questa non dovrebbe esaurirsi all’atto del voto, ma proseguire nella quotidianità tramite un’informazione di base obiettiva e neutrale, la possibilità di controllare l’operato e il funzionamento della cosa pubblica e la facoltà di partecipare ad alcuni dei processi decisionali più vicini ai cittadini. Anche su tale fronte le innovazioni possibili sono molteplici, dall’introduzione del voto elettronico (e-voting) alla pubblicazione delle informazioni di funzionamento degli uffici su portali che le possano esporre in maniera chiara e comprensibile.

In sostanza, la buona tecnologia è un investimento non solo per il settore privato, ma anche per quello pubblico. E se utilizzata correttamente può aiutare a ricostituire il rapporto di fiducia tra Stato e cittadini che in questi anni è così messo a dura prova da scandali e ingiustizie.