Cina, Piazza Tienanmen

Piazza Tienanmen gremita di folla alla celebrazione di una parata militare. La Cina odierna è un paese dove socialismo e libero mercato convivono, in un mix che permette al paese di essere altamente competitivo sulla scena internazionale pur non avendo un governo democratico.

Ottobre 2014: secondo indiscrezioni in tale mese sarà mostrato al pubblico un sistema operativo Cinese nato per fare concorrenza ai colossi americani. L’ennesimo passo di una linea che punta a rendere il paese tecnologicamente indipendente dal mondo occidentale.

Qualcosa di simile sta facendo anche la Federazione Russa, che ha annunciato di voler impiegare nelle sue amministrazioni pubbliche un computer basato su processore ARM e sta tentando di bandire Apple.

Sembra l’incipit di una nuova guerra fredda (stavolta digitale), ma è ancora presto per fare previsioni o proiezioni. Il nuovo sistema operativo è infatti ancora immaturo, quella di ottobre sarà giusto un’anteprima.

A partire da questa notizia, però, si possono trarre alcuni spunti di riflessione sul rapporto tra noi europei e il mercato della tecnologia. Intendo sottolineare europei, perché questo argomento è troppo grande per poter essere ristretto a una singola realtà nazionale, come la nostra.

Innanzitutto, gran parte della tecnologia che utilizziamo è di origine statunitense. Dai computer e device al software, per non parlare del Web (Google, Amazon, eBay). Tutto questo dopo tutto è normale: viviamo in un libero mercato globalizzato e se c’è una cosa in cui gli americani sono davvero bravi, si tratta della tecnologia.

In Europa, invece, si innova poco. In parte è una questione di tempo: gli USA hanno iniziato prima di noi, hanno in un certo senso creato il mercato. Ora, però, è necessario che anche l’Unione Europea acquisti un ruolo decisivo nella creazione di nuova tecnologia.

Questo non in un’ottica di isolamento e contrasto, ma di partecipazione attiva al mercato fornendo valide alternative.

Propongo un esempio: motori di ricerca. Google, Bing e Yahoo sono americani. Yandex è russo. Baidu è cinese. Non mi viene in mente nulla (considerato in grado di competere con questi) che sia di origine europea.

Quanto ai sistemi operativi, invece, sono convinto che sia buona cosa mantenere l’attuale situazione di oligopolio per evitare la frammentazione del mercato (problema che in passato era marcato e che costringe gli sviluppatori a sostenere investimenti più onerosi, dovendo implementare le stesse funzionalità diverse volte).

Come uscire dall’impasse? Difficile a dirsi.

Alcuni potrebbero argomentare che le tasse sono troppo elevate, oppure che da noi è più difficoltoso fare impresa. Obiezioni lecite, ma che probabilmente non rappresentano il cuore del problema.

A mio parere è necessario invece creare un mercato europeo della tecnologia, partendo dalle piccole cose per arrivare man mano a quelle più impegnative. Per farlo è necessario stimolare da una parte l’offerta, creando collaborazione, passione e know-how, dall’altra la domanda, invogliando gli europei a comprare la loro stessa tecnologia.

Gli attori del cambiamento saranno le imprese, ma il calcio di inizio non può che arrivare dal settore pubblico, dapprima con un’istruzione di qualità, capace di creare e sviluppare il capitale umano, poi con efficienti politiche che incentivino le start-up.