Google-giornalismoIl rapporto tra Google, noto motore di ricerca di origini statunitensi, e gli editori di tutto il mondo è sempre stato un rapporto difficile e ambiguo. Google è stato infatti accusato di rubare deliberatamente contenuti altrui, senza tenere in considerazione le leggi sul copyright, e di monopolizzare, in questo modo, il flusso di traffico verso i siti di informazione. Risale allo scorso dicembre la chiusura di Google News nella vicinissima Spagna, richiesto e ottenuto dai publishers iberici proprio sulle base di queste accuse.

Allo stesso tempo, però, Google ha sempre fornito un grande servizio agli stessi editori che gli puntano il dito contro: l’indicizzazione nei risultati del motore di ricerca, che permette di raccogliere un numero elevato di visite e, quindi, di lettori. Una contraddizione, questa, che ha reso chiaro agli stessi editori che Google puo’ essere, in qualche modo, uno strumento di cui servirsi, un alleato da avere al proprio fianco e a cui unire le proprie forze. Queste sono le premesse alla base della DNI, la Digital News Initiative, una partnership che vede coinvolti Google e otto dei più importanti editori europei, tra cui La Stampa, e che mira a tutelare il buon giornalismo e a renderlo più interessante e fruibile. Insieme a La Stampa, i fautori del nuovo dialogo con Google saranno Die Zeit e FAZ, il gruppo NRC Media, El Pais, Les Echos, Financial Times e Guardian.

“Innovazione” sarà certamente la parola chiave, e dovrà coinvolgere in primo luogo le redazioni delle testate giornalistiche. Siamo davanti ad una consapevolezza nuova: la battaglia che, fino a qualche tempo fa, i giornali combattevano gli uni contro gli altri, per avere una notizia o un’intervista in esclusiva, o per vendere più dei concorrenti, non ha speranze di vittoria di fronte all’immensità di informazioni in tempo reale fornite dal Web. Tecnologia e giornalismo dovranno pertanto intrecciarsi e progettare insieme soluzioni, idee, applicazioni per un’informazione digitale, al passo coi tempi e alla portata di tutti.

“Crediamo che Google abbia sempre cercato di aiutare il mondo dell’editoria, ma dobbiamo ammettere di aver fatto qualche errore”, ha ammesso Carlo D’Asaro Biondo, Presidente Strategic Relationships dell’azienda Google in Europa. Evitare la circolazione di informazioni false o non verificate, fenomeno molto comune sul Web accessibile a tutti, e promuovere invece qualità e originalità sono gli impegni presi dal colosso di Mountain View. Dall’altra parte, i giornalisti, supportati da esperti di marketing, cercheranno di adattare la scrittura dei pezzi agli strumenti a cui sono destinati: letture lunghe, articolate, e ricche in dettagli se destinate ai grandi siti internet consultabili dai pc; letture brevi per chi invece si tiene informato tramite dispositivi come smartwatch.

Siamo appena alla stretta di mano, ma le premesse di questa collaborazione, per la quale Google ha stanziato 150 milioni di euro, lasciano ben sperare. Il percorso prevede, tra le altre cose, progetti di ricerca volti a studiare abitudini di lettura e approccio alle notizie da parte dei consumatori in 20 diversi paesi europei, al fine di aumentare il traffico di lettori e incrementare i ricavi. A Londra, Parigi e Amburgo, inoltre, sono stati avviati 3 centri di ricerca che si occuperanno di formare risorse altamente specializzate in giornalismo e tecnologia.